sabato 18 ottobre 2014

Cosa cerca chi fa il collodio: il parere di Giuseppe Toffoli

Valentina - Ambrotipo di Giuseppe Toffoli - Ambrotype of Giuseppe Toffoli

Ho pensato di chiedere ai ricercatori che praticano le antiche tecniche fotografiche per quale motivo si dedicano a questa attività molto complessa e cosa li spinge ad affrontare problemi già affrontati in passato, ma difficili da risolvere, pur vivendo in un mondo come il nostro che sta andando in tutt'altra direzione. Durante le due giornate del Phototrace 2014 ho incontrato alcuni fotografi appassionati del collodio umido, ho iniziato così a fare qualche domanda a chi s'è impegnato durante la dimostrazione pratica avvenuta ai piedi del Tempio Capitolino di Brescia.
Giuseppe Toffoli nasce in Centro Cadore (Dolomiti Bellunesi), il 26 giugno 1972 e si trasferisce molto presto a Padova, città dove tutt'ora vive e lavora.
Com'era d'abitudine per molti cadorini, studia da ottico ed inizia una sua attività in questo settore, ma prima ancora, all'epoca delle scuole medie s'innamora della fotografia e pratica questa disciplina a metà strada tra la cultura umanistica e la scienza con dedizione, fino a ritrovrsi coinvolto nel voler ripercorrere il cammino delle tecniche antiche.
Giuseppe ci tiene a puntualizzare che la sua non è assolutamente un discorso estetico, ma una ricerca storico culturale, atta a rivivere le emozioni di chi ha vissuto il periodo pionieristico della fotografia, inventando tecniche difficili da praticare ai nostri giorni.
Giuseppe sceglie di riprendere fotografie con il collodio umido steso su lastre di vetro trasparente perché vuole ottenere dei negativi dai quali tirare delle stampe all'albumina.
La carta preparata con il chiaro dell'uovo era una stampa di qualità utilizzata dopo il 1850, mentre le carte salate erano carte economiche che esistevano fin dal 1833. Gli aristotipi invece erano un altra carta di qualità preparata con il cloruro d'argento disciolto in gelatina e richiede un negativo al collodio perfetto, dal quale si possono ottenere anche stampe al platino-palladio.
Sul suo percorso, Giuseppe incontra molte cose interessanti che sembrano un po' distrarlo dal suo fine, ma questo è ciò che può accadere quando ci sì incammina in una strada lunga e misteriosa.
La cosa strana, è proprio che la prima lastra al collodio umido vista in vita sua, da questo fotografo ultra ortodosso, era proprio quella prodotta da lui stesso. Toffoli ha iniziato questa tecnica senza aver visto alcun originale in precedenza, lui è arrivato a questo risultato solo attraverso le letture dei libri che parlavano di questa tecnica.
Il collodio è tuttavia un procedimento molto affascinante poiché è priva di grana e dà vita ad un'immagine esente da difetti, caratteristica che consente facilmente d'ottenere delle ottime stampe.
Toffoli ha iniziato a dedicarsi al collodio umido dal 2009 conseguendo già degli ottimi risultati, ma nonostante questo afferma che nel 1855 i fotografi erano molto più bravi di adesso ed è molto difficile trovare qualcuno, ai nostri giorni, capace di produrre un'immagini di una qualità comparabile a quelle delle fotografie antiche.
Questa è un'osservazione che mi sento di condividere pienamente, anche se non riesco bene a spiegarmela. Effettivamente, anche in altri campi in cui è richiesta una certa abilità manuale, come potrebbe essere la meccanica, la preparazione di alcuni prodotti artigianali o di materie prime da utilizzare per scopi artistici, mi ero già accorto che per quanto sia abile e disponga di strumenti migliori, l'uomo moderno non è in grado di riprodurre certi lavori come venivano eseguiti 100, 200 o 300 anni fa. Qui penso anche a certi maestri d'ascia che sapevano lavorare il legno a mano per produrre battelli di una bellezza ed una qualità impressionante, in tempi incredibili.
Toffoli non mercifica i suoi lavori, ha venduto raramente le sue fotografie antiche, solo a seguito di una precisa richiesta di chi è rimasto affascinato dalle sue stampe.
Il resto dei suoi lavori li regala a persone a cui piacciono i suoi soggetti. Tony Graffio

Giuseppe Toffoli

La fotocamera più  grande di Toffoli è una J. Lizars prodotta a Glasgow alla fine del 1800
Toffoli's biggest camera is a J. Lizars made in Glasgow at the end of the XIX century

Le dimensioni di una lastra 30x40 cm confrontate a quelle di un rullino 135
The dimensions of a 135 film compared to a 12X15 slab


Why to make a collodion plate: the opinion of Giuseppe Toffoli

I thought to ask to the researchers who practice the old photographic techniques why do they engage themselves in this very complex activity and what drives them to tackle difficult problems, while living in a world like ours that is going in the opposite direction. During the two days of Phototrace 2014, I met some photographers who love wet collodion, so I started to ask some questions to who has committed himself during the demonstration that took place at the foot of the Capitoline Temple of Brescia.
Giuseppe Toffoli was born in Centro Cadore (Belluno Dolomites), on June 26, 1972 and moves very early in Padua, the city where he still lives and works.
As was usual for many people from Cadore, he studied by optical and started his own business in this area, but before that, at the time of middle school Giuseppe falls in love with photography and practice this discipline halfway between the humanistic sciences and the technical sciences with dedication, until being involved in wanting to retrace the steps of the ancient techniques.
Toffoli explains that preparing wet collodion slabs for him has not an aesthetic meaning, but is part of a cultural and historical research, able to relive the emotions of those who lived through the pioneer period of photography, inventing techniques hard to practice to our days.
Giuseppe chooses to take photographs with the wet collodion laid out on sheets of transparent glass because he wants to get the negatives from which to pull Albumen prints.
This paper prepared with the clear part of the egg has a good quality printing and it was used after 1850, while the salted paper prints were cheaper and existed since 1833. Aristotypes were made on a silver chloride coated paper and require a perfect collodion negative, from which it is possible to obtain also platinum-palladium print. This is a high quality technique too.
On his journey, Giuseppe meets many fascinating things that seem distract him from his purpose, but this is what can happen when we walk on a long and mysterious way.
The strange thing, it is that the first wet collodion this ultra orthodox photographer view in his life, it was just the same plate that produced by himself. Toffoli started this technique without having seen any original plate earlier, he arrived at this result only through the reading of books about this technique.
The collodion process is, however very intriguing because it is devoid of grain and it creates an image free from defects which allows for easily to get prints.
Toffoli began to devote himself to the wet collodion since 2009 already getting good results, but nevertheless states that in 1855 the photographers were much better than now and it is very difficult to find someone in our day, capable of producing a picture of a quality comparable to those of the old photographs.
This is an observation that I would fully agree, although I can not quite explain it. Indeed, even in other fields that require some manual dexterity, as might be the mechanics, the preparation of some craft products or raw materials to be used for artistic purposes, I had already realized that no matter how skilled we are and how many precison tools we have, modern man is not able to reproduce certain works how they were carried out as 100, 200 or 300 years ago. Here, I also think to some shipwrights who knew how to work the wood by hand to produce vessels with a sumptuos beauty and an impressive quality, at times unbelievable.
Toffoli not commodify his work, he rarely sold his old photographs, only after a specific request of one who is fascinated by his prints.
Giuseppe uses to make presents of his work to people who likes his photographs. Tony Graffio

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